Dopo la sua trasferta nelle valle, la Scighera organizza in collaborazione con il Movimento NO TAV una giornata speciale dedicata alla lotta della popolazione valsusina.
In Scighera:
Ore 12.00: Pranzo autogestito: cascuno porti qualcosa e si condivide!
Ore 14.30: incontro: NO TAV e altre storie. Per una gestione diretta del territorio
Partecipano i comitati NO TAV e altre realtà affini (NoTem, Libere Rape Metropolitane)
ore 17.00 Sbucanto temporaneamente armonico nel piazzale antistante la stazione BOVISA (Piazza Emilio Alfieri) con i cori: VOCI DI MEZZO e MICENE
Passeggiata festosa fino a piazza Schiavone; baldoria in piazza con aperitivo e musica.
ore 19.30: “TURLUPINERIES” Teatro di strada con la compagnia Extraordiner Compagnì (Associazione l'interezza non è il mio forte)
Il collettivo de "la scighera" aderisce alle lotte della popolazione Valsusina e di quanti si oppongono alla realizzazione della nuova linea ferroviara ad alta velocità Torino Lione, TAV. La gestione del processo decisionale che ha riguardato la progettazione e poi la realizzazione dell'opera è quanto di più lontano possiamo immaginare dal nostro ideale dei rapporti tra istituzioni, comunità e individui. La realizzazione dell'opera è stata decisa in tempi e sedi lontani dalle persone che abitano i territori che attraverserà e poi imposta con forza e false promesse, in una continua escalation di violenza da parte dello stato, che è culminata ormai con l'occupazione militare della valle e con la brutale repressione del dissenso, fatta di violenza fisica, giudiziaria e mediatica.
Istituzioni spersonalizzate impongono senza dialogo le loro decisioni trattando i cittadini da sudditi, giustificano il loro operato ergendosi a rappresentanti eletti e delegati della collettività. Delega e rappresentatività delle istituzioni e dei partiti non sono mai state così in dubbio, sono, in questo come in molti altri casi, solo gridate da dietro i manganelli, sospettabili di nascondere dietro un velo di falsa democrazia altri interessi, mai verificate, mai riconquistate sul campo con dialogo, confronto e consultazioni. Così il territorio della val Susa, la volontà e diritti dei suoi abitanti, le casse dello stato, rischiano di essere stuprate da una decisione presa chissà da chi e perché, per realizzare un cantiere che forse non si riuscirà a terminare, solo in virtù del fatto che i poliziotti ubbidiscono agli ordini, gli operai allo stipendio, i giudici condannano chi contesta, e l'informazione ha sempre editori più o meno occulti di cui difendere gli interessi.